Il Caucaso: I Paesi, divisione amministrativa

Transcaucasia

Regione dell’Asia occidentale che occupa il territorio a S del Caucaso, limitato a W dal Mar Nero, a E dal Mar Caspio e confinante a S con la Turchia e l’Iran. Amministrativamente è divisa tra le Repubbliche della Georgia, dell’Armenia e dell’Azerbajdžan. Il 12 marzo 1922 le tre repubbliche costituirono la Federazione della Transcaucasia (in russo, Zakavkazskaja Sovetskaja Federativnaja Socialističeskaja Respublika), sciolta il 5 dicembre 1936 con l’adesione diretta all’URSS. In russo, Zakavkaze.

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ARMENIA

GENERALITA’
(Hayastani). Stato dell’Asia sudoccidentale (29.743 km2; 3.525.000 ab. secondo una stima del 1999; capitale Jerevan) indipendente dal 1991, dopo il dissolvimento dell’U.R.S.S., è compreso tra la Georgia e l’Azerbaigian, posti rispettivamente l’una a N e l’altro a SE, la Turchia a W, l’Iran a S.

LO STATO
Nel 1995 è stata approvata mediante referendum una nuova Costituzione di tipo presidenziale, che prevede ampi poteri per il presidente delle Repubblica, eletto a suffragio universale per cinque anni (e per non più di due volte). L’attività legislativa è svolta dall’Assemblea nazionale i cui membri sono pure eletti, per quattro anni, a suffragio universale. Lingua ufficiale è l’armeno, ma sono parlati anche il russo e il curdo. I credenti sono per lo più cristiani.
L’indice di sviluppo umano (ISU) è pari a 0,728 e pone il Paese all’87° posto della graduatoria mondiale.

GEOGRAFIA FISICA, UMANA ED ECONOMICA

Il territorio, esteso sui rilievi del Piccolo Caucaso, è costituito da catene montuose alternate ad altopiani di formazione vulcanica; ha un’altitudine media di 1800 m s.m. e culmina a 4090 m s.m. nel monte Aragac. Numerose le fosse di sprofondamento, la più vasta delle quali è occupata dal lago Sevan. La rete idrografica, rappresentata da molteplici ma brevi corsi d’acqua, tributa al Mar Caspio tramite il Kura e l’Araks (Aras). Il clima è di tipo continentale, con forti escursioni annue e scarse precipitazioni (200-300 mm annui, con valori di 700 mm solo sui rilievi più elevati). Vi predomina la steppa, tuttavia le zone meno aride sono ricoperte da foreste e da praterie. Il Paese, come si è detto, ha una popolazione di 3.521.000 ab. (stima 2000), in massima parte Armeni (93,3%), con minoranze di Azeri detti anche Azerbaigiani (2,6%), Curdi (1,7%) e Russi (1,6%). L’Armenia appare densamente popolata con 118 ab./km2. Oltre alla capitale Jerevan, la rete urbana armena si articola nelle città di Karaklis e Kumayri. Regione di montagna, tradizionalmente isolata e arretrata fino alla seconda guerra mondiale, l’Armenia ricevette nei decenni seguiti al conflitto un’infrastrutturazione che ha consentito l’avvio di un’economia moderna, largamente basata sull’industria (alimentare, metallurgica, tessile, metalmeccanica, chimica). L’agricoltura è praticata nei fondivalle dove numerose opere idriche (di particolare rilevanza quelle lungo il fiume Razdan che collega il lago Sevan al fiume Araks) suppliscono alla povertà di precipitazioni. Prosperano colture di cereali, frumento, barbabietole da zucchero, patate, tabacco, cotone, ortaggi, frutta, vite. A partire dal 1992, il governo ha privatizzato circa il 90% della superficie agricola, mentre ha proceduto più lentamente nel settore industriale; complessivamente, i privati assicurano circa un terzo della produzione. L’allevamento comprende bovini, ovini e caprini. Tutte le attività economiche sono state bruscamente ridimensionate (con cali dell’ordine del 10% annuo) dallo stato di belligeranza con l’Azerbaigian, sul doppio fronte del Nahičevan e del Nagorno-Karabah. La situazione politico-militare e le difficili condizioni economiche hanno alimentato un’emigrazione continua in direzione della Russia, impoverendo il Paese anche di risorse umane. Solo negli anni successivi si è potuto cogliere una ripresa delle attività produttive: nel 1994 l’Armenia è stato l’unico membro della C.S.I. a presentare un bilancio positivo, con gli indicatori economici in rialzo rispetto all’anno precedente. Nel Paese si trovano giacimenti di oro, argento, ferro, rame, carbone, molibdeno e gas naturale (170.000 t nel 1996). Il settore industriale è attivo nei comparti chimico, tessile, alimentare, meccanico e dei materiali edili. Il P.N.L. registrato nel 1999 è stato di 1878 milioni di dollari, mentre il rapporto P.N.L./abitanti è stato di 490 dollari. Il Paese sembra aver raggiunto un discreto equilibrio sia per quel che riguarda il suo apparato industriale, sia nel campo dell’agricoltura, divenuta più produttiva in seguito alla privatizzazione del 1992, che ha permesso di ottenere discreti progressi. Ha contribuito a questi risultati positivi anche un maggiore rigore nella gestione delle risorse energetiche. Gli scambi internazionali, largamente rivolti verso l’area caucasica e impostati sull’importante ferrovia Tbilisi-Baku che attraversa tutto il Paese, sono ostacolati dal blocco azero e dalla critica situazione in Georgia: di conseguenza l’Armenia sta tentando di allargare le proprie relazioni economiche a partner commerciali non tradizionali (in particolare Turchia e, soprattutto, Iran), pur mantenendo solidi legami in particolare Russia e Bielorussia.

STORIA
Per quanto riguarda la storia più recente, con il dissolvimento dell’U.R.S.S. l’Armenia, che costituiva una delle repubbliche dell’Unione, acquisiva la sua piena sovranità. Le elezioni del 1990, infatti, vedevano l’affermarsi, nel Soviet Supremo di Jerevan, degli indipendentisti del Movimento nazionale armeno, i cui leader Levon Ter-Petrosyan e Vazuen Manukyan venivano eletti, in agosto, rispettivamente presidente e primo ministro. Nel 1991, l’indipendenza era sanzionata definitivamente, in accoglimento della volontà popolare espressa da un referendum, e l’Armenia entrava a far parte della C.S.I. Il nuovo Stato, tuttavia, ereditava i problemi non risolti all’interno della potenza sovietica e in particolar modo il conflitto, per quanto non ufficialmente dichiarato, che la vedeva opposta all’Azerbaigian in merito alla sovranità del Nagorno-Karabah, l’enclave armena in territorio azero che Stalin aveva voluto inserire nell’Azerbaigian nonostante vi prevalessero elementi armeni e cristiani. Il problema del Nagorno-Karabah era scoppiato già nel 1988 provocando numerosi e sanguinosi scontri che l’Armata Rossa non era riuscita a controllare. Con la nuova situazione riprendeva la spinta degli indipendentisti del Nagorno-Karabah, che riuscivano a conquistare buona parte della regione, mentre gli Armeni decidevano di occupare una striscia di territorio azero per creare un corridoio tra il Paese e l’enclave. La questione, comunque, aveva anche ripercussioni politiche interne all’Armenia perché il presidente Levon Ter-Petrosyan rifiutava di riconoscere l’autonomia e la sovranità del Nagorno-Karabah, sostenuta invece dal partito Dashnak, minoritario nel Paese, ma maggioritario nell’enclave. Lo scontro si risolveva con una prova di forza del Movimento nazionalista panarmeno HHSh (il partito del presidente) che metteva fuori legge (dicembre 1994) gli avversari, aprendosi la strada per le modifiche costituzionali (rafforzamento dei poteri presidenziali) e per l’elezione della nuova Assemblea nazionale nella quale lo HHSh conquistava 119 dei 190 seggi (luglio 1995). Il conflitto con gli Azeri, comunque, aveva nuove impennate nel corso dell’anno nonostante le varie tregue concordate e gli sforzi negoziali dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (O.S.C.E.). Le elezioni presidenziali svoltesi nel settembre 1996 riconfermavano Ter-Petrosyan alla guida del Paese. Intanto, il perdurare della lunga crisi diplomatica con l’Azerbaigian sul Nagorno-Karabah si rifletteva sulla politica interna, provocando una crisi istituzionale: le polemiche insorte all’indomani della firma di un accordo (ottobre 1997) fra i presidenti dei due Paesi, che prevedeva la concessione dell’autonomia alla regione, provocavano le dimissioni di Ter-Petrosyan (3 febbraio 1998), cui succedeva Robert Kotcharian. Le elezioni politiche del maggio 1999 decretavano la schiacciante vittoria del Blocco di Unità (41,2%), guidato dall’ex leader comunista Karen Demirchyan, mentre la carica di primo ministro veniva assunta da Vazgen Sarkisyan. Il problema del Nagorno-Karabah riesplodeva drammaticamente nell’ottobre successivo, quando un commando di terroristi (poi arrestati) faceva irruzione nella sede del Parlamento armeno, uccidendo dieci persone, tra cui il primo ministro Sarkisyan e il presidente del Parlamento Demirchyan. A Vazgen Sarkisyan subentrava il fratello Aram, che tuttavia, in seguito a un rimpasto di governo (maggio 2000), doveva lasciare l’incarico di primo ministro ad Andranik Markaryan. Le elezioni del 2003 riconfermavano il presidente e il governo precedenti.

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AZERBAIGIAN

GENERALITA’
(Azärbaycan Respublikasi), Stato dell’Asia occidentale, si affaccia al Mar Caspio a E e confina a N con la Russia e la Georgia, a W con l’Armenia e a S con l’Iran; include anche la Repubblica autonoma del Nahičevan, exclave in territorio armeno, al confine con l’Iran.

LO STATO
Repubblica, già sovietica, si è proclamata indipendente il 30 agosto 1991. Il Parlamento eletto nel 1990 è stato soppresso nel 1992 e sostituito da un’Assemblea provvisoria composta da notabili ed esponenti radicali del Fronte Popolare (ex-comunista), il Melli-Medijlis. Nel 1995 è entrata in vigore una nuova Costituzione che fa dell’Azerbaigian una Repubblica presidenziale con un’Assemblea legislativa, eletta per un periodo di cinque anni, composta da 125 membri. Il Presidente della Repubblica è capo dello Stato e dell’esercito ed è eletto per un periodo di cinque anni; detiene il potere esecutivo unitamente al Consiglio dei ministri, nominato dal Presidente stesso e guidato dal Primo Ministro. L’Azerbaigiansi estende per 86.600 km2, di cui 5500 fanno parte della Repubblica autonoma del Nahičevan e 4400 della provincia autonoma del Nagorno-Karabah; la popolazione, la cui densità è di 89 ab./Km2, è di 7.697.000 ab. (stima 1999). La capitale è Baku. Lingua ufficiale è l’azerbaigiano, parlato anche il russo. Gli Azeri sono musulmani (sciiti 75%, sunniti 25%); nel Nagorno-Karabah risiede una numerosa comunità armena di religione cristiana. L’unità monetaria è il manat. L’indice di sviluppo umano (ISU) è dello 0,695 e pone il Paese al 103° posto nella graduatoria mondiale.

GEOGRAFIA FISICA, UMANA, ECONOMICA
Il territorio, esteso a N sull’estremità orientale del Grande Caucaso e a S sui rilievi del Piccolo Caucaso, è occupato nella zona mediana dall’ampia valle del fiume Kura, che qui riceve da destra l’apporto del fiume Aras; il litorale caspico, in genere pianeggiante, si articola nella penisola di Apšeron e nelle baie di Baku e Kirov. La maggioranza della popolazione è azera (89%), ma vi sono importanti minoranze russe (3%), armene (2%), e lesghe (2,2%). Particolarmente complessa, dal punto di vista del popolamento, è la situazione della provincia autonoma del Nagorno-Karabah che, dal 1988 al 1997, è stata teatro di un grave scontro di nazionalità tra Armeni (74% della popolazione), che rivendicavano l’unione con l’Armenia, e Azeri, che vi costituivano, fino al 1992, il 24% degli ab.; in seguito alle vittorie armene, gli Azeri hanno abbandonato in massa la regione, ingrossando il numero dei profughi che, nell’intero Paese, erano circa un milione. La questione del Nagorno-Karabah ha trovato soluzione il 12 ottobre del 1997 con un accordo che ha concesso alla regione ampia autonomia e creato un corridoio di collegamento con l’Armenia. Città principali, oltre alla capitale Baku, che è anche porto e aeroporto principale, sono Gäncä e Sumqayit . La situazione politico-militare ha avuto conseguenze catastrofiche sull’insieme dell’economia del Paese, che ha evitato il collasso solo in virtù della produzione petrolifera. La produzione agricola, già florida, è basata su cereali, colture industriali (cotone, tabacco) e ortofrutticole irrigue. L’agricoltura intensiva è praticata sui rilievi settentrionali (tabacco e piante aromatiche) e sul litorale caspico (agrumi, tè). L’allevamento ovino e caprino è praticato nelle zone aride, con transumanza estiva verso i rilievi. Importante è la bachicoltura. La pesca si effettua nel Mar Caspio, ma le quantità di pescato sono totalmente utilizzate per il consumo interno. Nel 1997 il pescato è stato di 8000 tonnellate. Il settore industriale si articola in diversi campi, dalla siderurgia e metallurgia ai prodotti chimici ed edili. Operano inoltre industrie alimentari, tessili, di frigoriferi e condizionatori, lavorazione del tabacco e industrie meccaniche. Il petrolio e i gas naturali sono le risorse naturali più redditizie per l’economia azera. Importante è la posizione di questo Paese per il passaggio degli oleodotti e gasdotti che riforniscono le ex repubbliche sovietiche, in primo luogo la Russia. Questa si oppone alla costruzione di un oleodotto che dovrebbe collegare Baku al porto di Ceyhan sul Mediterraneo. Il petrolio, estratto da tempo da giacimenti costieri (va segnalata l’entrata in attività di giacimenti petroliferi off shore al largo delle coste del Mar Caspio e la sigla del contratto di sfruttamento di tali giacimenti con un Consorzio internazionale di 13 compagnie, capeggiato dalla British Petroleum, ma con interessi statunitensi, russi, mediorientali ed europei), trova difficoltà a essere esportato, sempre in conseguenza della tensione dell’area. Tutto l’insieme degli scambi internazionali, del resto, risulta assai contratto negli ultimi anni. Specialmente grazie alle vendite di idrocarburi, il debito estero si è mantenuto modesto e il reddito per abitante ha registrato un certo miglioramento negli ultimi anni. Il PNL registrato nel 1999 è stato di 3.705 milioni di dollari U.S.A., mentre il rapporto PNL/abitanti è stato di 460 dollari U.S.A.

ISTRUZIONE
L’Azerbaigian, che prima del 1918 costituiva un importante centro culturale, e che sotto il dominio sovietico aveva sviluppato un sistema educativo maggiormente organizzato, all’inizio degli anni Novanta ha operato una cospicua riforma del settore. L’istruzione primaria inizia all’età di sei anni e si conclude dopo quattro anni; quella secondaria inizia all’età di dieci anni comprende un primo ciclo della durata di cinque anni e un secondo della durata di due anni. L’istruzione superiore si svolge presso due importanti sedi universitarie.

STORIA
Acquisita l’indipendenza nel 1991, nel quadro del crollo dell’Unione Sovietica di cui costituiva una Repubblica, il giovane Stato ha dovuto immediatamente affrontare il grave problema rappresentato dal Nagorno-Karabah, un’enclave dove la maggioranza armena era in rivolta dal 1988. L’indipendenza dall’U.R.S.S., infatti, rendeva più acuto il conflitto determinando un’accelerazione dello scontro interno e uno stato di guerra, sia pure non formalmente dichiarata, con l’Armenia. I rovesci militari nel Nagorno-Karabah influivano direttamente sulla vita politica dell’Azerbaigian determinandone una forte instabilità. Si sviluppava così una confusa vicenda politica, nella quale il Fronte Popolare aveva buon gioco a chiedere le dimissioni del presidente Ayaz Mutalibov dando vita a un braccio di ferro con il Parlamento, costretto a cedere i suoi poteri (maggio 1992) al Melli-Medijlis, un’assemblea formata da notabili fedeli al vecchio esponente comunista Geidar Aliev e da esponenti radicali del Fronte Popolare. Ma nemmeno il leader del Fronte Popolare, Ebulfez Elcibey, eletto presidente il mese successivo, riusciva a modificare le sorti dello scontro in atto con gli Armeni e, dopo un ennesimo rovescio, era costretto alla fuga dalla folla inferocita della capitale. Aliev veniva così proclamato presidente dell’Azerbaigian dal Melli-Medijlis e confermato (ottobre 1993) dal voto popolare. I repentini cambi al vertice dell’Azerbaigian, tuttavia, non si dimostravano sufficienti a sovvertire le sorti del conflitto, tanto che gli Armeni, oltre che il Nagorno-Karabah, riuscivano a conquistare un terzo del territorio azero, mentre non avevano seguito le iniziative negoziali avviate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (O.S.C.E.) sin dal 1992. In tale situazione l’Azerbaigian siglava, comunque, importanti contratti per lo sfruttamento dei suoi giacimenti petroliferi nel Mar Caspio. Ciò, tuttavia, non influiva sulla stabilità politica del Paese, la cui capitale era oggetto di attentati ai quali si sovrapponevano alcuni tentativi (1994-95), peraltro falliti, di rovesciare Aliev. Questi riusciva in qualche modo a rafforzare il suo potere facendo approvare una nuova Costituzione in senso presidenzialista, mentre il suo partito, Nuovo Azerbaigian (Ya), conquistava la maggioranza dei 125 seggi previsti nel nuovo Parlamento (febbraio 1996). Nel frattempo, nell’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabah le elezioni presidenziali vedevano la vittoria del leader separatista armeno Robert Kocharyan (1996), la cui successiva nomina a primo ministro dell’Armenia (1997) determinava nuovi violenti scontri tra i due Paesi. Il presidente Aliev, cercate soluzioni pacifiche al conflitto, finalmente nello stesso anno sembrava trovare una risoluzione al problema dell’indipendenza del Nagorno-Karabah con un accordo che vedeva l’Azerbaigian ritirare le proprie truppe e concedere l’autonomia alla regione. Le elezioni presidenziali dell’ottobre 1998, boicottate dall’opposizione e inquinate da pesanti brogli, riconfermavano la supremazia di Aliev (76,1%), provocando un rimpasto del governo presieduto dal 1996 da A. Rasizade. Un’ulteriore conferma alla linea politica adottata dal partito del Nuovo Azerbaigian, si aveva inoltre con le elezioni politiche del 2000, che ne decretavano la vittoria e la nomina a presidente del Parlamento del suo leader, Ilham Aliev, figlio del presidente della Repubblica Geidar Aliev. Nelle elezioni del 2003, contestate dall’opposizione, Ilham Aliev veniva eletto presidente della Repubblica.

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NAHICEVAN

Repubblica autonoma (5500 km2; 305.700 ab. secondo una stima del 1991) dell’Azerbaigian. Si estende nel settore meridionale della Transcaucasia sull’altopiano armeno, tra la Repubblica dell’Armenia a N e l’Iran a S. Ha una propria Costituzione nonostante sia parte inalienabile dell’Azerbaigian. Agricoltura (cereali, ortaggi, tabacco, cotone, frutta), allevamento e sfruttamento del sottosuolo (piombo, zinco, molibdeno, zolfo e salgemma). Regione storicamente armena, conserva numerosi conventi e chiese in gran parte dei sec. XVII-XVIII, anche se non mancano edifici precedenti (Kuk’i sec. XIII-XIV, chiese di Julfa sec. IX-XIII). Restano anche numerosi monumenti islamici, tra i quali interessanti mausolei dei sec. XII-XIII (a Julfa, Karabaglar, Kazi Magomed, Khanega, Nahičevan, Ordubad).

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NAGORNO KARABAH

Provincia autonoma (4400 km2; 193.300 ab. nel 1991; capol. Stepanakert) della Repubblica dell’Azerbaigian, estesa sul versante orient. del Piccolo Caucaso e attraversata dal f. Terter. Agricoltura (cotone, frutta, ortaggi), allevamento e sfruttamento forestale. Industrie alimentari, tessili e dei materiali da costruzione. Dalla fine degli anni Ottanta è teatro di violenti combattimenti tra la popolazione, che è in maggioranza armena (76%) e le truppe azere. Il N. rivendica la riunione con l’Armenia e alla fine del 1991 ha proclamato unilateralmente l’indipendenza dall’Azerbaigian con un referendum popolare. Il futuro di questa regione appare ancora incerto. All’indomani della proclamazione d’indipendenza sono sorti scontri tra Azeri e indipendentisti armeni del N.: malgrado un accordo sottoscritto a Mosca nel settembre 1993, gli Armeni hanno continuato l’offensiva per ampliare e rendere più sicuro il corridoio di Lachin che collega il N. all’Armenia. Nel 1994, sporadici combattimenti si sono alternati ad altrettanto sporadiche tregue, senza che la situazione subisse sostanziali modifiche. Benché questa regione sia ormai fisicamente collegata all’Armenia, grazie alla conquista dei territori che dividono l’enclave, il N. ha continuato a considerarsi un’entità indipendente da Jerevan, al punto che, nell’aprile 1995, è stato rinnovato il parlamento del neocostituito Stato. Alla fine del 1997 l’Arzebaigian, in seguito a un accordo con l’Armenia, ha concesso alla provincia la sua autonomia. § Il N. conserva numerosi e importanti monumenti architettonici cristiani (chiese e conventi) che coprono il periodo dal sec. V (Moxrenis, Amaras, Cicernavank’) a tutto il sec. XIX, nonché alcuni edifici di culto musulmani (soprattutto a Shusha).

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GEORGIA

GENERALITA’
Repubblica (69.492 km2; 5.006.000 ab., nel 1999; capit. Tbilisi) indipendente dal 1991, dopo la disgregazione dell’U.R.S.S., è membro della CSI dal 1993. Estesa nella Transcaucasia e affacciata a W sul Mar Nero, confina con la Turchia a SW, con l’Armenia a S, con l’Azerbajdžan a SE e con la Russia a N . Il Paese comprende anche la provincia autonoma dell’Ossezia Meridionale e le due Repubbliche autonome dell’Abhasia e dell’Adžaristan. In georgiano Grusinia o Sakartveb; in russo Gruzija. L’indice di sviluppo umano (ISU) è pari a 0,729 e pone il Paese all’85° posto della graduatoria mondiale.

GEOGRAFIA FISICA, UMANA ED ECONOMICA
Il territorio è prevalentemente montuoso, includendo a N il versante merid. del Grande Caucaso e a S il Piccolo Caucaso; solo al centro si abbassa nelle pianure del f. Rion (l’antica Colchide) a W e del f. Kura a E. Principali fiumi, ricchi di acque in tutte le stagioni, sono il Kura, il Rion, l’Inguri, il Kodori e il Čoroh. Il clima, di tipo subtropicale sulla fascia costiera, si fa rigido sui versanti montuosi, ricoperti da un fitto manto forestale, ma si fa caldo e secco nelle zone steppiche orientali.
La popolazione è distribuita in modo irregolare. In essa prevalgono Georgiani (70,1%), ma vi sono cospicue minoranze di Armeni (8,1%), Russi (6,3%), Osseti (3%), Greci (1,9%), Abhasi (1,8%) e Azerbaigiani (5,7%). Una stima del 1999 attribuiva alla G. una popolazione di 5.006.000 ab.; il modesto tasso di natalità è legato alla massiccia emigrazione, per motivi economici, di Georgiani verso la Russia, nonostante le operazioni di pulizia etnica attuate in Abcasia contro i Georgiani abbiano provocato consistenti immigrazioni di profughi (oltre 200.000 persone). Della popolazione considerata urbana, oltre la metà vive nella capitale Tbilisi. Città principali, oltre alla capit., che è anche l’aeroporto principale, sono Kutaisi, Rustavi, mentre Suhumi e Batumi sono i porti più importanti. La densità è di 72 ab./km2.

La principale risorsa economica è l’agricoltura: le colture più diffuse sono mais e grano; lungo le coste del Mar Nero notevoli sono anche agrumi, alberi da frutto, tabacco, cotone, tè e vite. Un terzo del Paese è ricoperto da foreste . Il sottosuolo è ricco di minerali e ben sfruttato: manganese è estratto dal giacimento di Čiatura, uno dei più ricchi del mondo; carbone a Tkvarčeli e Tkibuli; poi barite, piombo, zinco, bentonite, rame e lignite. Le industrie (siderurgiche, chimiche, petrolchimiche, alimentari, del legno, meccaniche), il cui sviluppo è stato favorito dalla disponibilità di energia idroelettrica, sono ubicate nella capitale e nelle città di Kutaisi, Zestafoni, Chinvali, Poti, Rustavi e Batumi, quest’ultima stazione terminale dell’oleodotto proveniente da Baku, nell’Azerbajdžan. Ma su queste condizioni, complessivamente positive, della struttura economica, hanno pesato gravemente gli effetti dei conflitti in corso nell’area. Da un lato, la perdita del controllo sull’Abhasia e (per un periodo più limitato) sull’Ossezia Meridionale hanno interrotto le principali vie di comunicazione terrestre verso la Russia; dalle stesse zone, l’arrivo di almeno 200.000 Georgiani profughi ha aggravato la situazione. L’ingresso nella C.S.I. e un diverso atteggiamento della Russia sembrano preludere a un superamento della crisi abhasa e a un ristabilimento di condizioni di normalità. Nell’attesa, tuttavia, il PIL si è ridotto a un terzo di quello del 1990, la produzione registra cali dell’ordine del 10% annuo (1993), si è avuto un abbattimento del P.N.L. pro capite a 620 dollari U.S.A. (1999), il blocco quasi integrale degli scambi commerciali internazionali, una crescita vertiginosa del debito estero, la perdita di convertibilità e di credito internazionale della moneta (coupon), l’incapacità di pagare la “bolletta energetica” e il conseguente arresto dei rifornimenti. Il P.N.L. registrato nel 1999 è stato di 3362 milioni di dollari U.S.A. Dopo il vero e proprio “crollo” economico del 1994 (con caduta della produzione industriale del 40%), la situazione è andata migliorando grazie anche ai crediti concessi dal Fondo Monetario Internazionale. Nell’aprile 1995 è stata avviata la privatizzazione di numerose aziende. Seguendo le indicazioni del F.M.I. e della Banca Mondiale, sono stati alienati alcuni settori dei cantieri navali di Poti e della compagnia aerea georgiana, mentre il grande impianto siderurgico a ciclo integrale di Rustavi ha subito un rilevante ridimensionamento. Molto pesante il passivo della bilancia dei pagamenti e di quella commerciale: la Turchia è il principale partner georgiano per le importazioni (oltre il 22% del totale), seguita dalla Russia, dall’Azerbajdžan e dal Turkmenistan, mentre il principale mercato di esportazione è ancora quello russo, anche se la G. va intensificando sempre più gli scambi commerciali con i Paesi dell’Unione Europea (nel marzo 1999 è entrata a far parte del Consiglio d’Europa). Nell’ambito della ristrutturazione delle infrastrutture, è in programma la costruzione di una nuova ferrovia e di una terza strada nel Sud del Paese, verso la Turchia. Nel settembre del 1995 è stata introdotta la nuova moneta, il lari.

STORIA
Il Paese era anticamente soggetto alla sovranità nominale degli Achemenidi, ma le funzioni di comando erano esercitate da una moltitudine di piccoli signori locali, distribuiti in due regni, uno occid. detto Colchide o Lasica e l’altro orient. chiamato Iberia. La regione era ritenuta assai ricca dai Greci, che avevano situato nella Colchide la leggenda del vello d’oro, e più tardi dai Romani: in realtà aveva un po’ d’oro in Colchide e di stagno in Iberia. Occupata da un generale macedone durante la spedizione di Alessandro Magno verso la Persia, poco più tardi fu sede di un regno creato dal georgiano-persiano Farnavazi (o Farnabazo) in Iberia. I discendenti di questi regnarono sino al 93 a. C., quando i Georgiani chiamarono sul trono un armeno della dinastia degli Arsacidi. Nel 63 a. C. i Romani si impadronirono della Colchide e anche la parte orient. della G., pur rimanendo indipendente, dovette accettare la protezione di Roma. Saliti al trono persiano i Sassanidi (226 d. C.), l’influenza della Persia si fece di nuovo sentire; probabilmente persiano era il re Miriani (fine sec. III), sotto il quale sembra abbia avuto inizio la conversione al cristianesimo della G., che nel sec. VI era quasi completamente cristianizzata. L’elemento religioso portò a un avvicinamento tra la G. e Bisanzio, ma la Persia conservò un certo predominio almeno sino alla metà del sec. V, quando Vachtang Gurgaslani (450-503) approfittò di una crisi politica della Persia per conquistare gran parte dell’attuale G. e governare il Paese da Tbilisi (Tiflis), che verso la fine del sec. VI divenne ufficialmente la capitale del regno. Dal sec. VI Persiani e Bizantini si affrontarono duramente sul terreno georgiano, mirando alle buone posizioni strategiche del Caucaso, finché fra i due contendenti avanzarono gli Arabi (630), che s’impossessarono del Paese pur lasciando ai principi locali una certa libertà di azione. Nel sec. VIII iniziò l’ascesa dei Bagratidi; alla fine del sec. X e al principio del successivo il regno di Bagrati III corrispondeva a quasi tutta la Georgia. Nel sec. XI i Bagratidi lottarono contro Bisanzio, contro i sudditi ribelli e soprattutto contro i Turchi Selgiuchidi. Nel 1080 Giorgio II si arrese al sultano turco, ma poco dopo Davide II il Restauratore, santo e guerriero, batteva Turchi e Persiani preparando alla sua dinastia un avvenire glorioso. Con la regina Tamara (1184-1212 o 1213), la civiltà georgiana raggiunse il suo apogeo, ma decadde poi rapidamente dopo la sua morte; il Paese per molti anni fu soggetto a invasioni mongoliche e turche (1220-1413). Alessandro I (1413-42) dominò ancora su una G. unita, ma dopo di lui il Paese, diviso fra i suoi tre figli, non ritrovò più la sua unità. I tre regni – Imerethi, Kachethi e Khartli –, dilaniati spesso da lotte interne, subirono la pressione di Persiani e Ottomani. Sconfitti dai Georgiani e poi dai Persiani (1733) gli Ottomani si ritirarono per primi mentre, sino alla fine del sec. XVIII, il Paese rimaneva sotto il dominio persiano. Chiesto appoggio presso lo zar, i re georgiani finirono col provocare l’annessione della G. alla Russia (1801). Nel sec. XIX la G. seguì le vicende della Russia: la riforma agraria vi fu effettuata più lentamente. In compenso, nell’ultimo ventennio del secolo, si ebbe un energico sviluppo dell’industria, specie estrattiva. La rivoluzione bolscevica si scontrò nella G. con una maggioranza menscevica, che si difese alleandosi agli eserciti “bianchi” e alle potenze straniere. Ma nel 1921 il governo menscevico non riuscì più a controllare le continue rivolte contadine e la G. si trasformò in Repubblica autonoma nel quadro dell’U.R.S.S. Nel 1936 divenne una delle 15 Repubbliche dell’Unione Sovietica. Proclamata l’indipendenza il 9 aprile 1991, la G. si rese effettivamente autonoma con la definitiva dissoluzione dell’U.R.S.S. (dicembre 1991). Il nuovo Stato fu però ben presto investito da una sanguinosa guerra civile tra l’opposizione e i sostenitori del presidente Zviad Gamsakhurdia costretto alla fuga (gennaio 1992), mentre gli osseti del Sud proclamarono la secessione per aderire alla Federazione Russa.

Apparentemente risolta la crisi interna con la nomina di Eduard Shevardnadze, l’ex ministro degli esteri di Gorbačëv, a presidente del Consiglio di Stato, la G. ottenne i primi riconoscimenti internazionali e venne ammessa nella C.S.C.E. Un accordo tra Shevardnadze ed Elcyn (giugno 1992) favorì una tregua in Ossezia Meridionale, ma il mese successivo un nuovo fronte secessionista venne aperto dagli Abhasi. Si inaugurò in tal modo una nuova fase di instabilità caratterizzata anche dalla ripresa di attività dei partigiani di Gamsakurdia. Nell’impossibilità di risolvere l’intricata situazione e nonostante la Russia avesse giocato un preciso ruolo nelle vicende secessioniste che avevano sconvolto la vita della G., Shevardnadze, nel frattempo eletto presidente del Parlamento con il 95% dei voti (11 ottobre 1992), fu costretto a venire a patti con Elcyn e a sottoscrivere l’adesione della G. alla C.S.I. (ottobre 1993).

Un nuovo accordo agli inizi del 1994 (febbraio) suggellò una sorta di protettorato russo sulla G. con la concessione di basi militari e il controllo delle frontiere senza che, però, la situazione potesse realmente tornare alla normalità. Nell’ottobre del 1995 entrò in vigore una nuova costituzione (approvata a larga maggioranza dal Parlamento) che faceva della Georgia una Repubblica Presidenziale riconoscendo al capo dello Stato, eletto a suffragio universale, ampi poteri, tra qui quello di nominare il capo del governo. Le elezioni presidenziali del novembre 1995 vennero vinte da Shevardnadze, sostenuto dal partito dell’Unione dei Cittadini affermatosi come prima forza politica nelle contemporanee elezioni dell’Assemblea Legislativa. Per ciò che riguarda la politica estera, l’irrisolta questione del separatismo dell’Abcasia e dell’Ossezia favorì l’intenzione della Russia di ripristinare la propria autorità nella regione portando, nel settembre del 1995, alla stipulazione di un accordo di cooperazione militare russo-georgiano. Il 10 novembre 1996 gli Osseti del Sud eleggevano come loro presidente Ljudvig Chibirovcon, mentre in Abcasia dopo pochi giorni si svolgevano le consultazioni politiche nonostante la solenne dichiarazione dell’O.N.U. di non ritenere valide tali elezioni. Nel 2000 le elezioni presidenziali, a cui non parteciparono le regioni separatiste dell’Abcasia e dell’Ossezia, vedevano ancora una volta la vittoria di Shevardnadze. Le elezioni legislative del novembre 2003 innescarono una violenta rivolta da parte della popolazione, che costrinse a interrompere lo spoglio dei voti, a causa dei brogli e delle intimidazioni di cui l’opposizione accusava Shevardnadze. In seguito il presidente si dimetteva per non trascinare il Paese in una guerra civile; al suo posto veniva designata Nino Burdzhanadze, presidente del Parlamento, con l’incarico di indire nuove elezioni. Le elezioni presidenziali, svoltesi nel gennaio 2004, vedevano la vittoria di Mikhail Saakashvili, leader dell’opposizione a Shevardnadze, e anche quelle legislative di marzo venivano vinte dal Movimento dei democratici uniti, raggruppamento di partiti che sostenevano il presidente in carica. All’inizio del 2005 il primo ministro Zurab Jvania è morto in circostanze poco chiare.

LETTERATURA
La letteratura georgiana deve le sue origini al cristianesimo, introdotto in G. verso il sec. IV-V. All’inizio essa è costituita quasi esclusivamente da traduzioni delle Scritture, per passare ben presto a una vasta produzione agiografica: assai nota è la Vita di Santa Šušanik, documento dell’influenza armena sulla Georgia. Una data importante è il 980, anno della fondazione del monastero dell’Iviron sul monte Athos, che portò all’apogeo la letteratura monastica. Con la dinastia dei Bagratidi la letteratura georgiana raggiunse la sua “età dell’oro” (sec. XI-XIII). Accanto alla produzione esclusivamente ecclesiastica, proprio in questo periodo essa presenta alcune fra le sue opere più significative soprattutto nell’epica, la quale, pur attingendo alla tradizione indo-iranica, rivela nello spirito e nella forma una caratteristica schiettamente nazionale. L’Amiran Dareğaniani (Amiran figlio di Dareğan) di Moses Koneli inizia la serie di poemi illustranti la tradizione epica cavalleresca del popolo georgiano. Il capolavoro dell’epoca è L’uomo nella pelle di tigre (o Il cavaliere dalla pelle di leopardo) di Šota Rustaveli (vissuto a cavallo tra i sec. XII e XIII), vasta rappresentazione della società georgiana sotto i Bagratidi. Dopo un periodo di decadenza (sec. XIII-XVI), nuovi periodi di fioritura letteraria si ebbero nei sec. XVII e XVIII, dominati dalla storia e dalla novellistica. Agli inizi del sec. XIX data la letteratura romantica georgiana, di cui i maggiori esponenti furono Alessandro Čavčavadze (1786-1846), ponte tra la poesia tradizionale e quella europea, e Nikoloz Baratašvili (1817-1845), definito il “Byron georgiano”. Al fervore intellettuale di questo periodo si deve il vasto movimento di idee che portò a quel risveglio conclusosi con l’indipendenza politica della Georgia (1918). Una delle personalità più significative di questo movimento di rinascita nazionale è Ilia Čavčavadze (1837-1907), che nella poesia si ispira a modelli europei, e nella prosa descrive la difficile situazione sociale e la decadenza morale. Accanto a lui si devono ricordare Akaki Cereteli (1840-1914), Alessandro Kazbegi (1847-1893) e Važa Pšavela (1861-1915). Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi (1921) la vita letteraria ha avuto ancora intenso sviluppo. Tra i maggiori poeti vanno citati G. Tabidze (1892-1959) e T. Tabidze (1895-1937), P. Iašvili (1894-1937), G. Leonidze (1899-1966) e, tra i narratori, G. Robakidze (1884-1962) e K. Gamsakurdia (1891-1975). Dopo la II guerra mondiale, nella letteratura georgiana (anche in quella drammatica) i temi principali affrontati sono il passato, la guerra, la costruzione della pace e della nuova società e la descrizione della vita contemporanea secondo i canoni del realismo socialista. Tra gli autori sono da ricordare i prosatori Šalva Dadiani (1874-1959), Demma Šengelaja (1896-1980) e Akaki Beliašvili (1903-1961), che esordì come poeta futurista per dedicarsi più tardi alla narrativa storica e al cinema come sceneggiatore. A partire dagli anni Settanta, un certo rinnovamento nei temi si nota nella poesia, che si concentra sui problemi sentimentali e spirituali dell’uomo moderno grazie a Irakli Abašidze (n. 1909), Ana Kalandadze (n. 1924), Otar Čiladze (n. 1933), che si dedica anche alla prosa, e Muchran Mačavariani (n. 1929). La narrativa, invece, punta a descrivere la vita contemporanea; ricordiamo Nodar Dumbadze (n. 1928), Otia Ioseliani (n. 1930), Arčil Sulakauri (n. 1927).

ARTE
Fin dall’Età del Bronzo i territori della G. furono interessati alle prime esperienze metallurgiche maturate nell’area caucasica già nel III-II millennio grazie alla loro prossimità alle civiltà dell’Asia anteriore. Oltre a costruzioni difensive o di abitazione, risalgono a quest’epoca le numerose sepolture a tumulo (che anticipano per molti aspetti i “tumuli reali” sciti) di Calka-Trialeti e di altre località della Transcaucasia, contenenti ceramiche, armi, oggetti e ornamenti in oro e argento. Nel sec. VI nelle regioni dell’antica Colchide si diffusero elementi della cultura greca, pervenuti sulle rive del Caucaso tramite le città commerciali (Dioskourias, Phasis, Pityous, ecc.) createvi da coloni ionici. Più tardi penetrarono in G. influenze romane e quindi iraniche (nell’apporto dell’arte sassanide, impregnata di influssi ellenistici e della Siria romana). Con l’introduzione del cristianesimo (sec. V) andò affermandosi l’architettura religiosa, con la costruzione di numerose basiliche a tre navate (secondo le forme diffuse nell’area mediterranea), nelle quali l’interesse per l’organizzazione dello spazio interno prevale su quello dei volumi esterni (basiliche di Sion a Bolnisi, di Urbnisi, di Dmanisi e di Ančishati a Tbilisi). Tra la fine del sec. VI e l’inizio del sec. VII si diffuse il tipo di chiesa a pianta centrale a cupola, dove il sapiente uso dei pennacchi a tromba realizza eccezionali soluzioni di raccordo tra la pianta quadrata e quella poligonale degli alti tamburi che reggono la cupola: il più antico esempio, a organismo tetraconco, è la chiesa di Džvari (586-604), mentre quella di Cromi (626-634), con cupola su quattro pilastri e nicchie triangolari affiancate all’abside, costituisce per queste sue caratteristiche modello per sviluppi successivi. Le chiese sorte tra il sec. X e il XIII recano influenze romaniche e bizantine, chiese di Alaverdi presso Telavi, di Bagrat a Kutaisi, di Sveti-Choveli e del monastero di Samtavro a Mcheta, di Nikorcminda, di Samtavisi del sec. XI; di Gelati del sec. XII; di Betania, Ikorta e di Pitareti del sec. XIII). La grande stagione dell’architettura ebbe termine con l’invasione mongola e il succedersi di altri avvenimenti storici. Quella che seguì ripeté schemi del passato o si limitò a opere di restauro o di ampliamento dei vecchi edifici. Maggiori sviluppi della scultura ebbe la pittura murale, la cui tradizione fiorì accanto all’architettura (chiesa di Iprari, di S. Giorgio a Nakipari, sec. XI-XII, chiesa di Ubisi, sec. XIV, chiesa di Gelati, sec. XVI). Ricca fioritura ebbero l’arte della miniatura (Vangeli di Adisi, 897, e di Dzuruci, 940), dello smalto (immagine della Vergine, del sec. X, incastonata nel trittico d’oro di Hanuli del sec. XII, ora nel Museo di Stato di Tbilisi) e dell’oreficeria sacra. Con l’annessione della G. alla Russia nel sec. XIX l’arte della G. si espresse secondo i temi di ispirazione russa e occidentale nel cui ambito si sono sviluppati gli stili contemporanei.

MUSICA
La musica georgiana ha una lunga tradizione: ne parla già nel sec. IV a. C. Senofonte. A differenza dei popoli vicini la musica popolare è polifonica; nel sec. IV d. C. cominciò a svilupparsi il canto religioso cristiano e nel sec. X M. Modrekili introdusse la notazione neumatica. Dall’Ottocento si fa notare nella musica l’influsso europeo. Nel 1851 fu fondato il Teatro dell’Opera a Tbilisi, nel 1917 il conservatorio, nel 1924 l’orchestra sinfonica. Tra i compositori georgiani spiccano M. A. Balančivadze, Z. P. Paliašvili, D. I. Arakišvili, A. D. Mačavariani, O. V. Taktakišvili e C. F. Cincadze.

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ABKAZIA

GENERALITA’
Repubblica autonoma (8600 km2; 516.800 ab., stima del 1993; capoluogo Soxumi, già Suhumi) della Georgia, che si estende dalla catena del Caucaso fino al Mar Nero. Prevalentemente montuosa e ricoperta di foreste, presenta minori rilievi verso sud dove vi sono aree piane e paludose. Lungo la costa la vegetazione è di tipo mediterraneo (alberi da frutta, agrumi, vite, fiori), mentre più all’interno crescono mais, frumento, tabacco, tè, gelso, prodotti che, insieme a quelli dell’allevamento (soprattutto bovini e cavalli), sono alla base dell’economia della Repubblica. Gli abitanti sono distribuiti in prevalenza lungo la costa dove, oltre a Soxumi, sorgono i centri di Gagra e Očamčire. Le industrie, che sono in gran parte concentrate nel capoluogo, sono volte soprattutto alla lavorazione dei prodotti agricoli (complessi conservieri, manifatture di tabacco) e zootecnici, sfruttando le riserve di energia idroelettrica e di carbone (Tkvarčeli) locali. La sanguinosa guerra tra separatisti abcasi, insorti nell’autunno 1993, e forze georgiane ha avuto pesanti conseguenze sia sul piano etnico sia su quello economico: infatti, sul piano etnico, nella primavera 1995 è stato calcolato che i Georgiani presenti nella Repubblica, che nel 1989 costituivano ancora il 45% della popolazione, erano ridotti ormai a solo 35000, in parte vittime delle persecuzioni attuate dagli Abcasi, in parte profughi di fronte al clima di violenza. È emblematica di questa situazione la conquista di Soxumi, il capoluogo, all’inizio dell’ottobre 1993 da parte delle forze abcase con la complice neutralità delle truppe di interposizione della Comunità di Stati Indipendenti (C.S.I.), che aveva determinato la fuga degli ultimi Georgiani ancora residenti in città, parte via mare, parte profughi lungo i sentieri di montagna vicini al confine russo. Sul piano economico il Paese è coinvolto in una grave crisi, che costringe la popolazione a vivere ben al di sotto della soglia di povertà, dipendendo spesso in larga misura dagli aiuti umanitari. Dal 1999 il Paese fa parte del Consiglio d’Europa.

STORIA
La costa nord-orientale del Mar Nero vide nell’antichità l’insediamento di un popolo caucasico, gli Abasgi. Questi, chiamati poi Abcasi, costituirono un regno indipendente (sec. VIII-X); più tardi entrarono a far parte, pur restando autonomi, del regno di Georgia. I Genovesi ebbero su questa costa qualche scalo commerciale (sec. XIII-XVI), finché i Turchi si impadronirono del Paese. Nel 1864 la regione dell’Abcasia fu annessa all’impero zarista e rimase legata al mondo russo anche dopo la rivoluzione del 1917, divenendo, in quanto regione della Georgia, parte dell’Unione Sovietica. La disgregazione dell’Unione Sovietica e la conseguente indipendenza della Georgia (1991) facevano emergere in Abcasia fermenti fino ad allora sopiti. Le difficoltà politiche del nuovo corso georgiano, caratterizzato da una lotta cruenta tra oppositori e sostenitori del presidente Zviad Gamsakhurdia, nella quale si inseriva anche il movimento indipendentista osseto, favorivano lo scatenarsi (luglio 1992) di una decisa attività secessionista in Abcasia. Sostenuti da volontari ceceni e con il favore degli stessi Russi, gli Abcasi riuscivano a conquistare tutto il loro territorio (novembre 1993) obbligando il nuovo presidente georgiano Eduard Ševardnadze a una mediazione con la Russia. Ciò portava a un accordo tra le parti e alla creazione di una zona smilitarizzata (dicembre 1993-gennaio 1994). Alcuni mesi dopo, l’impegno veniva perfezionato con la definizione di una zona cuscinetto, il cui controllo veniva affidato a una forza della C.S.I. e quindi, di fatto, ai militari russi. Tale soluzione, d’altra parte aveva l’effetto di galvanizzare gli indipendentisti che, nel novembre 1994, mettendo in difficoltà la stessa Russia, dichiaravano la sovranità dell’Abcasia eleggendo come presidente Vladislav Ardzinba. In realtà il movimento secessionista aveva fatto gioco ai Russi, che se ne erano serviti per condizionare la politica georgiana, ma, proprio per questo, essi non potevano accettare l’idea di un nuovo Stato indipendente. Sta di fatto che gli Abcasi mantenevano rigidamente le loro posizioni accentuandole anche con azioni esecrabili come il massacro di molti Georgiani che erano rientrati in Abcasia. L’obiettivo della completa indipendenza veniva ribadito anche nell’agosto 1995 con il rifiuto di accettare la nuova Costituzione che trasformava la Georgia in uno Stato federale. Si determinava, in tal modo, una situazione di stallo, dagli esiti molto incerti, mentre ancora nel marzo 1996 nella zona cuscinetto controllata dalle truppe della C.S.I. perdeva la vita un osservatore dell’O.N.U. Il 24 novembre 1996 si svolgevano le elezioni legislative dell’autoproclamata Repubblica di Abcasia, non ritenute valide, peraltro, dalla stessa O.N.U. Il tentativo, operato dal presidente Ševardnadze e dal leader dei separatisti Ardzinba (agosto 1997), di porre fine agli scontri mediante una dichiarazione di pace non portava però ad alcun risultato positivo: sul territorio continuavano infatti a scontrarsi l’esercito e i separatisti. Nel 1999 è stata approvata, attraverso una consultazione elettorale, la Costituzione del 1925, in cui veniva affermata la sovranità della regione.

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ADZARISTAN

Repubblica autonoma (3000 km2; 386.000 ab.; capoluogo Batumi) compresa nella Georgia; situata nel settore sudoccidentale del Paese, si estende lungo le coste orientali del Mar Nero, su un territorio prevalentemente montuoso (Piccolo Caucaso) inciso dal fiume Adžarisckali, che qui confluisce da destra nel basso corso del Čoroh. Il clima subtropicale, caldo e umido, favorisce sulla costa le colture del tè e degli agrumi, mentre nelle regioni dell’interno prevalgono l’allevamento del bestiame e lo sfruttamento del patrimonio forestale, i cui prodotti alimentano alcune industrie di trasformazione; lungo la costa vi sono varie stazioni balneari, tra le quali Kobuleti. Il principale centro è Batumi, con un rilevante movimento di esportazione del petrolio, che vi giunge, tramite oleodotto, da Baku. Già appartenente alla Turchia, l’Adžaristan fu annesso alla Russia nel secolo scorso e istituito in Repubblica autonoma della Georgia nel 1921, entrando quindi a far parte dell’Unione Sovietica. In seguito alla dissoluzione dell’U.R.S.S. e alla proclamazione dell’indipendenza georgiana, coinvolta solo marginalmente negli scontri fra gruppi etnici diversi all’interno del nuovo Stato (1991-93), la Repubblica non ha manifestato forti tendenze centrifughe, tanto più che il riavvicinamento politico della Georgia stessa alla Russia preclude ogni tentativo. Infatti, il territorio dell’Adžaristan, grazie al porto di Batumi sul Mar Nero, ha assunto una grande importanza strategica ed economica all’interno della Comunità di Stati Indipendenti (C.S.I.) e per questo la Russia ha schierato (nel 1994) proprie truppe, affiancando quelle georgiane, a guardia del confine turco-georgiano, quindi lungo il confine meridionale dell’Adžaristan.

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OSSEZIA MERIDIONALE

Provincia (3900 km2; 99.000 ab. nel 1993; capol. Chinvali) all’interno della Rep. della Georgia, estesa sul versante merid. del Caucaso. Agricoltura (cereali, semi oleosi, barbabietole da zucchero), allevamento (ovini, caprini), sfruttamento forestale e del sottosuolo (talco, barite e minerali di ferro). A partire dal 1989, il diffondersi di un movimento separatista ha provocato duri scontri con il potere centrale, sfociati negli anni successivi in una guerra civile.